Avremmo mai la forza di ricordare?

Avremmo mai la forza di ricordare? Potremmo mai dimenticare senza ricordare? Allora tanto vale che certi ricordi diventino membra, una rimembranza; più che un rimosso. Anche se rimuovere le cose, significa rivederle e, rimetterle in discussione, urticandone il significato. È inevitabile. Ed è tutto da rifare.
Pur non ricordando quella notte, non potremmo fingere mai che nulla sia mai successo. Quell’autostrada, quelle due corsie a senso unico, veloci, velocissime, dritte, drittissime; quelle barriere ai lati, alte… Altissime, in certi casi. È laggiù che abbiamo conosciuto l’inferno, e la sua tetra poesia.
Ora, pur senza ricordare, vediamo quel buio, quel muro, che cercavamo di attraversare, lentamente. Correvamo lenti, attenti, nelle nuvole in terra: “è sceso il paradiso, e noi ne siamo dentro”, pensavamo. Ma per quanto cercassimo di scrutarne l’essenza oltre le viscere, il velo ci impediva di vedere qualunque Dio.
Poi quel bagliore rosso accecante, enorme, immobile rifratto davanti a noi, non molto lontanto, ma abbastanza vicino per fermarci, e capire. Capire che dovevamo scendere, immediatamente, senza nemmeno chiudere la portiera. E poi correre, aggirando il veicolo, guadagnando la corsia di emergenza e, saltare, saltare il guardrail e avanzare in quello che, per quanto riuscivamo a vedere, poteva essere un campo pronto per la semina. Da laggiù potevamo vedere i bagliori immobili alla nostra destra, ed i bagliori che veloci si avvicinavano alla nostra sinistra. Li vedevamo brevemente, a dire il vero: rumori di ruote sull’asfalto che subito morivano, ovattati, accartocciandosi nel bagliore di destra. Era tutto così… Così luminoso e rifratto. Ma i suoni, i suoni: quel “SCIAAAA” di ruote veloci, quella virgola che rappresentava un ridicolo tentativo di frenare, e poi… E poi quello “SBUM”, secco, ovattato ripetuto più e più volte e, infine… Le grida dei feriti… Coperte dal silenzio dei già morti, sempre più lontanto quel silenzio, eppure presente… Indifferente.
Noi ascoltavamo senza guardarci. Il nostro silenzio complice ci ricordava quanto quella sinfonia dedicata al dolore sarebbe stata parte di noi, nel resto dei nostri giorni.

Commenti

  1. "Anche se rimuovere le cose, significa rivederle e, rimetterle in discussione, urticandone il significato. È inevitabile. Ed è tutto da rifare."

    e cosa potremmo fare altrimenti? arriviamo sempre da un qualche luogo . andiamo sempre da qualche parte. esserne consci forse significa ricordare e rimuovere. cambiare.

    e.

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  2. cambiare... e lasciare spazio alle novità... ma non ne eravamo stanchi (cit.)?
    a volte è disarmante...

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