Come dio comanda.

Rino Zena odiava la televisione. Varietà, talk show, programmi politici, doumentari, telegiornali, anche lo sport e le previsioni che non ci pigliavano mai.
Rino odiava i presentatori tinti e le vallette nude e stava male quando vedeva la gente pronta a parlare dei cazzi suoi di fronte a mezza Italia. Disprezzava quei poveri stronzi che andavano in televisione e cominciavano a frignare e a dire che soffrivano perché erano stati mollati dalle loro mogli.
E odiava la gentilezza ipocrita dei presentatori. Odiava i giochi al telefono. I balletti raffazzonati. Odiava le battute rancide dei comici. E detestava gli imitatori e gli imitati. Odiava i politici. Odiava gli sceneggiati con i poliziotti buoni, i carabinieri simpatici, i preti buffi e le squadre anticrimine. Odiava i ragazzini brufolosi che sarebbero stati di sposti ad ammazzare pur di essere ammessi in quel paradiso da quattro soldi. Odiava quelle centinaia di zombie semifamosi che vagavano come bastardi elemosinando una sedia. Odiava gli esperti che si arricchivano sulle tragedie.
Sanno tutto. Sanno cos’è il tradimento, la povertà, le stragi del sabato sera, la mente degli assassini.
Odiava quando s’indignavano per finta. Quando si leccavano il culo tra loro come i cani ai giardinetti. Odiava i litigi che resistevano il tempo di una scoreggia. Odiava le collette per i bambini africani quando in Italia c’era gente che faceva la fame. Ma la cosa che detestava di più erano le donne. Puttane con le tette rotonde come pompelmi, le labbra gonfie, le facce rifatto con lo stampino.
Parlano tanto di uguaglianza, ma quale uguaglianza e uguaglianza? Quando l’immagine che danno è quella di un branco di decerebrate rizzacazzi. Si facevano scopare da qualche stronzo con un po’ di potere per uscire di casa ed essere riconosciute. Donne capaci di passare sul corpo delle loro madri per un po’ di successo.
Li odiava tutti, quelli là dentro, al punto che alle volte si doveva trattenere dal prendere la mazza e sfondare quel cazzo di televisore.
Vi metterei in fila, uno dietro l’altro, e vi sparerei. Che avete fatto di male? Professate il falso. State rincoglionendo milioni di ragazzini. Mostrando mondi che non esistono. Spingete la gente a rovinarsi per comprarsi una macchina. Mandate in malora l’Italia.
Eppure Rino Zena non riusciva a non guardare la televisione. Ci s’incollava davanti tutta la notte. E di giorno, quando stava a casa, era sempre là su quella sedia a sdrai a insultarli.

Niccolò Ammaniti - Come dio comanda

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